Chameleons

DANZARE IL CAMBIAMENTO 

Il nostro antropocentrismo ci ha portato a sfruttare la Terra e i suoi abitanti come fosse un campo di conquista, come se le sue risorse fossero infinite, senza rispetto, senza cautela, senza pensare al futuro.   Ogni tanto però accade qualcosa che ci ricorda che il mondo segue le sue regole, non le nostre, e che siamo qui solo di passaggio. 

In queste circostanze eccezionali sentiamo più fortemente la necessità di un cambiamento e ci misuriamo con la nostra capacità di essere versatili.

La versatilità è un requisito raro negli uomini, rinunciare a qualcosa che ci sembrava un punto fermo, un punto d’arrivo fondamentale, qualcosa attorno a cui non avevamo mai avuto dubbi, cambiare l’obiettivo, saper scegliere un’altra strada, senza necessariamente pensare che sia peggiore.  Ci sono cose che non abbiamo mai messo in discussione, ma i cambiamenti possono aprirci a nuove possibilità. Il cambiamento in sè non è la cosa più dolorosa, solo la resistenza al cambiamento lo è sempre.

Viviamo in una società “liquida” (Z. Bauman), instabile, nella quale nulla ha contorni nitidi, definiti.

Dobbiamo “allenarci” al cambiamento, all’adattabilità, ad essere fluidi e volatili, prendere confidenza con l’incertezza, sviluppare una cultura della sperimentazione, un orientamento filosofico alla “prova”, impostare una relazione diversa con il fallimento per arrivare a considerarlo un passaggio necessario che ci può arricchire.

Charles Darwin affermava : “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”  

Partendo da questa riflessione, la compagnia ErsiliaDanza di Laura Corradi propone una nuova creazione, intitolata “Chameleons”, citando l’animale che più di ogni altro è simbolo di adattamento all’ambiente e alle circostanze. 

LA DANZA

«I corpi possono tutto, sanno assimilarsi per imitazione, sanno cercare nella propria poliedricità, sanno strafare per poi liberarsi quasi di tutto e trattenere solo un piccolo cambiamento. Sanno sperimentare, ricercare, annullarsi e poi rinascere. 

Il corpo può vivere e morire, e fin dall’inizio impara a crescere e a cambiare, ad evolvere.  Non c’è una meta da raggiungere dopodiché ci si possa fermare, non esiste riposo né la forma perfetta da prendere, ma può raccontare di tutto. 

Quando ha raccontato la trasformazione ed è un corpo stanco, resta dentro qualcosa che ricomincia a muoversi, che vuole mostrarsi, che scalcia perché vuole uscire. Resta sempre dentro quel formicolio che dice di passare ad altro. 

La nuvola cambia con leggerezza e si fa trasportare senza resistere al cambiamento, perché le nuvole non sono immobili, come non lo sono i corpi e la vita stessa». 

Laura Corradi 

Progetto, coreografia e regia: Laura Corradi

Creato con: Tommaso Cera, Alberto Munarin, Gessica Perusi e Midori Watanabe

Assistente di sala: Midori Watanabe

Luci: Alberta Finocchiaro

Videomaker: Carlo Ambrosi

Fotografia: Caterina Parona

Ufficio amministrativo: Annachiara Peloso

Ufficio stampa: Giulio Brusati